La Fabbrica di Nichi di Torino
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Le fABBRICHE incontrano Gennaro Migliore

Mer Feb 16, 2011 5:48 pm Da Admin

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Tutti i WEEk End L'angolo di Nichi a Barriera di Milano e Mirafiori

Lun Dic 06, 2010 8:49 pm Da Admin

L'angolo di Nichi al mercato di Piazza Foroni …

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UN'italia di cui fidarsi

Ven Dic 10, 2010 1:16 am Da Admin


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Tutti i WEEk End L'angolo di Nichi a Barriera di Milano e Mirafiori

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L'angolo di Nichi al mercato di Piazza Foroni …

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Lunedì 13, ore 21: la Fabbrica presenta …

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Collettivi di Fabbrica & Fabbriche Collettive: due generazioni a confronto.

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Collettivi di Fabbrica & Fabbriche Collettive: due generazioni a confronto.

Messaggio Da laura paleari il Lun Dic 20, 2010 2:26 pm


(PREMESSA: La Fabbrica di Genova nasce dopo le elezioni regionali e pertanto non come laboratorio di supporto alla candidatura di Vendola alle amministrative. Si presenta come un luogo aperto dove la parola “giovane” non è associata ad una connotazione anagrafica ma piuttosto ad una nuova modalità dello stare assieme e del condividere.)


Cosa vuole essere la Fabbrica?

Quest’intervento si pone come apertura alle altre realtà di Fabbrica sparse sul territorio nazionale per tracciare un solco comune in cui cominciare a seminare i germogli di un diverso modo di intendere e fare politica.
Ma facciamo un passo indietro.
Il tempo che viviamo è un tempo di crisi. Una crisi politica, economica, sociale; un disfacimento complessivo che abbandona l’individuo a se stesso privo di riferimenti.
Lo scollamento della classe politica dalla vita reale produce sconforto e inerzia. Il partito del non-voto, che attualmente è il maggior partito nel paese (con un 45% di non-elettori), ne è solo uno dei sintomi. L’Italia è precipitata in un vuoto collettivo, un vuoto di rappresentanza a livello politico-sindacale; ne sono esempio i recenti attacchi allo Statuto dei Lavoratori, i fatti di Pomigliano che con un soffio hanno portato alla cancellazione di diritti acquisiti in anni di lotte, e la crescente precarizzazione come unico paradossale processo in grado di avvicinare le generazioni senza peraltro generare sviluppi solidaristici.
In questo vuoto gli individui sopravvivono delegando il proprio presente all’incertezza, trascinando i piedi nella speranza.
La Fabbrica si pone come risposta al vuoto, come materia viva per la nascita di una nuova dimensione collettiva e sociale.
In che modo questo è possibile?
- -Ripartire dai territori: dando ascolto ai bisogni e alle specificità in un percorso inteso alla valorizzazione delle risorse umane,sociali e ambientali. I territori al centro di una dimensione socialmente viva.
- Fabbricare nodi: mettendo in contatto-cooperativo-collaborativo le diverse realtà organizzate (comitati, associazioni, coordinamenti,..) e radicate sul territorio. Nella concezione che si debbano considerare patrimonio d'esperienze e competenze utili al rinnovamento cultural-sociale per il bene comune.
- Fluire: liberare il tempo, le esperienze, le idee e le competenze lasciando spazio espressivo e creativo ad ognuno in un sistema orizzontale e aperto. Accogliere e scambiare.
Generare un circolo virtuoso dove lo scambio di cultura, d’informazione, di azioni tese alla solidarietà e alla denuncia critica portino spontaneamente al riempimento di quel vuoto sociale e di rappresentanza di cui si accennava.
Fabbriche aperte, autodeterminate/gestite, orizzontali; veri e propri luoghi di trasformazione e liberazione. Concrete fucine nelle quali fare una politica diversa, lontana da interessi se non da quello teso al bene comune.
Riportiamo a esempio l'esperienza di 10 anni di lotta all’interno del Coordinamento dei Precari della Ricerca in Sanità (di cui Laura fa parte), una semplificazione che potrebbe, però, fornire spunti di riflessione per tracciare una linea di contorno della Fabbrica.
Il coordinamento nasce a Genova tra i Ricercatori che non trovando effettiva tutela e rappresentanza da parte dei Sindacati e reale interesse da parte dei Governi si organizzano spontaneamente, dapprima su base locale e successivamente su base nazionale. Il vuoto da riempire, in questo caso, era ed è quello della tutela dei diritti,della dignità dei lavoratori e del lavoro stesso!
Dieci anni e non solo ancora esistiamo ma siamo riusciti a imporci nelle tavole di trattativa (dove prima ne eravamo esclusi), abbiamo fatto proposte di legge, siamo divenuti un interlocutore riconosciuto.
Pensando a quali fossero i presupposti perché questo piccolo miracolo potesse realizzarsi si individuano alcune parole chiave:
spontaneità, orizzontalità, autodeterminazione, valorizzazione del tempo e delle competenze, trasparenza e condivisione delle informazioni.
La Fabbrica di Genova in questa direzione sta già elaborando diversi progetti per restituire ad ognuno di noi qualcosa di quanto ci viene quotidianamente tolto: i Servizi e il Lavoro.
Il primo intervento genovese nascerà da un territorio specifico.
Ricomporre l'idea di Quartiere nelle nostre teste ci può facilmente riportare a dimensioni di vita apparentemente remote. Fino agli anni '70 le persone hanno sempre vissuto il quartiere come il cortile di casa.
Le piazze erano popolate come un dopolavoro, le famiglie andavano ai chioschi e si consumavano gelati e “gotti” con i bambini e i vecchi, mentre i ragazzini giocavano seguendo processi di rinnovamento, propri della specie umana. La televisione era in bianco e nero, con canali solo pubblici, e veniva guardata insieme ai vicini dentro alle latterie e nelle società di mutuo soccorso.
Se ritorniamo all'oggi e guardiamo a come si sia trasformata la vita di un quartiere, lasciamo a voi tutta l'immaginazione e le conclusioni.
Riteniamo che il territorio specifico di intervento non potrà essere altrimenti che quello in cui viviamo: alla partenza e al ritorno dal lavoro, durante la spesa, nei momenti conviviali forse in un bar, fuori e dentro le scuole, durante i rari momenti di socialità che ci sono rimasti.
Ripensare il quartiere come vivo e sociale consente di rivedere tutte le facce, i sorrisi, le diffidenze, le persone che assieme animano il territorio e ne vivono le carenze, la crisi ma anche vi esprimono le potenzialità.
Il Centro Storico di Genova sarà il primo spazio di intervento, per la semplice ragione che i primi fabbricanti lì vivono e quindi sono in grado di comprendere in prima persona ciò che li circonda e hanno le migliori potenzialità per immaginare gli spazi di socialità che vi possono essere costruiti.
La prima idea che ci è venuta in mente è quella di creare uno spazio di condivisione tra le giovani famiglie dei carruggi, in cui far vivere spazi di socialità ai bambini in età prescolare.
La carenza di asili nido è nota, solo al 9% dei bambini è garantito un posto negli asili nido pubblici sul territorio nazionale.
I tempi occupati dal lavoro sono tali da privare spesso il bambino delle cure e dell'affettività di cui ha bisogno e la struttura moderna di “famiglia nucleare”, cioè ristretta all'ambito domestico con il padre a la madre, contrae i bisogni di socialità già dal primo anno di vita, abituandolo a un innaturale separazione di sé dal mondo che lo circonda.
Pensare uno spazio per i nostri bambini significa pensare uno spazio per le stesse famiglie, con l'opportunità di scambiare esperienze, vissuto e problematiche, aprire un ambito di relazioni e conoscenza reciproca in grado di produrre i primi passi verso una riappropriazione del territorio, mettendo in connessione persone che, pur abitando affianco, non si conoscono.
Questo percorso potrà produrre un fruttuoso scambio di conoscenze con famiglie immigrate, facilitando i processi di integrazione e di fiducia e l'abbattimento di nocivi pregiudizi. Associare alla già naturale propensione verso l'altro, propria dei bambini, un'apertura e uno scambio tra famiglie di diverse culture potrà essere sicuramente di gran beneficio per il quartiere.

Quanto proposto sopra esprime lo spirito e la propensione della Fabbrica, nel rivolgersi direttamente alle persone e aprendo spazi di socialità e cooperazione.

Laura Paleari & Marcello Sordo.
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