La Fabbrica di Nichi di Torino
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Le fABBRICHE incontrano Gennaro Migliore

Mer Feb 16, 2011 5:48 pm Da Admin

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Tutti i WEEk End L'angolo di Nichi a Barriera di Milano e Mirafiori

Lun Dic 06, 2010 8:49 pm Da Admin

L'angolo di Nichi al mercato di Piazza Foroni …

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UN'italia di cui fidarsi

Ven Dic 10, 2010 1:16 am Da Admin


martedì 14 dicembre · 17.00 - 20.00


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Tutti i WEEk End L'angolo di Nichi a Barriera di Milano e Mirafiori

Ven Nov 12, 2010 9:38 pm Da Admin

L'angolo di Nichi al mercato di Piazza Foroni …

Commenti: 3

13/12 Dialogare con gli uomini per vincere contro la violenza di genere“

Dom Dic 05, 2010 10:56 am Da Admin


Lunedì 13, ore 21: la Fabbrica presenta …

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Nichi Vendola incontra La Fabbrica di Torino

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Nichi Vendola incontra La Fabbrica di Torino

Messaggio Da Admin il Gio Nov 11, 2010 6:46 pm



Tutta la serata in video http://www.ustream.tv/recorded/10656773

Gli ultimi 3 minuti di Nichi



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Vendola e l'"insostenibile leggerezza della sinistra"

Messaggio Da Admin il Gio Nov 11, 2010 7:16 pm

Ora è difficile, davvero difficile credere ad un’alternativa al sistema berlusconiano, cioè immaginare la resurrezione del centrosinistra, senza pensare al suo unico “Profeta”: Nichi Vendola. E lo ha deciso la gente, non i soliti e sterili vertici di partito,così cari al Pd ed agli altri residuati bellici della prima Repubblica. A proposito di Pd, è abissale la differente capacità di mobilitare le masse tra lo sfiatato partito di Bersani e le superproduttive “Fabbriche” di Vendola, addirittura ridicolo il confronto tra il carisma del governatore della Puglia e l’inconsistenza delle grigie figure che popolano il management del partito democratico. Luce ed ombra ,quindi, di un sogno progressista, di un nuovo umanesimo sociale, forse ancora lungo da venire, ma in cui il popolo della sinistra non vuole smettere di credere.
E quei torinesi, che a quel popolo appartengono, la sera del 5 Novembre erano in corso Trapani 91, assiepati di fronte all’entrata del centro congressi del Gruppo Abele, la “Fabbrica delle E”. Già un’ora e mezza prima dell’arrivo del leader di Sinistra Ecologia e Libertà, la sala è gremita, a centinaia si accalcano fuori, non ci sono più posti e molti, si siedono in terra sotto il palco e il maxi schermo. Sul lato destro dell’aula congressi campeggia un grande striscione rosso con la scritta: la Fabbrica dei Diritti e, tra le file delle poltrone, si raccolgono i bigliettini con le domande da porre a Nichi Vendola e le offerte per il movimento. Sono in vendita, presso un banchetto, le magliette realizzate dalla cooperativa “Terra del Fuoco”, legata all’omonima associazione, molto attiva all’interno dei campi nomadi. Viene resa disponibile una sala laterale dotata di schermi, e possono accedervi parte di quelli rimasti fuori, gli addetti alla sicurezza hanno il loro da fare, e molte persone si addossano alle pareti laterali od occupano lo spazio tra il bar e l’entrata.
Quasi a sorpresa si leva il clamore e, tra gli applausi scroscianti, fa la sua apparizione il governatore pugliese, seguito dai suoi spin doctor e da un codazzo di militanti. Lui, reduce dal confronto con Roberto Cota (al Centro congressi dell’Unione Industriale), sorride e saluta, la gente è in delirio e, dappertutto, scattano i flash dei fotoreporter e si mettono a fuoco gli obiettivi delle videocamere, mentre alcuni tecnici agitano enormi “gelati” per captare l’urlo viscerale dei presenti: “Nichi, Nichi, Nichi”. Nel Vendola-day, la Fabbrica di Nichi torinese è al massimo regime produttivo, alla faccia della crisi economica. Mentre il leader di Sel prende posto sul palco, il conduttore grida nel microfono: “Nichi a Palazzo Chigi”. Un boato della folla e un diluvio di applausi.
Il presentatore ricorda la figura, appena scomparsa, di Massimo Roccella,professore universitario di diritto del lavoro e consulente della CGIL.
Si siedono, accanto al governatore, Michele Curto di Terra del fuoco, Maria Grazia Pellerino (Presidente Ente Diritto allo studio), e il ricercatore universitario Alessandro Ferretti. Porranno sul tavolo del confronto temi che vanno dalla corruzione nelle pubbliche amministrazioni (solo la Georgia peggio dell’Italia in Europa) alla fuga dei giovani dal Paese, nel quale non si identificano più, passando attraverso la questione del precariato, la morte della ricerca nell’Università, condannata dal progetto di legge Gelmini a diventare una fabbrica di precari senza prospettiva, sino al taglio del 90% delle borse di studio. Vendola si alza con il microfono in mano ed è un fiume in piena. Parla del dolore provato seguendo “Annozero” di Michele Santoro, che ha mostrato le discoteche “sadomaso”, frequentate da Ruby. E dallo squallore della vita privata di Berlusconi, passa a quello del territorio nazionale devastato dall’inquinamento e dalla cementificazione. Abusivismo edilizio e discariche illegali e, dietro, l’inquietante ombra delle mafie. Tocca anche il doloroso tema della degli infortuni sul lavoro (mille morti all’anno), “La vita dei lavoratori – dice – in Italia vale meno di quella di un feto, tante battaglie bioetiche e scarsa difesa della salute e dei diritti di chi lavora”. Il leader di Sel condanna anche la politica dei respingimenti “che ha causato nel corso degli anni molti morti tra i migranti”, ironizza sul nuovo pacchetto sicurezza che” colpirà gli immigrati e gli indigenti, criminalizzandoli”. Condanna senza appello l’entropia della politica e l’ormai fisiologica diffusione della corruzione nei pubblici apparati e aggiunge: “L’uomo e i suoi diritti sono messi ai margini, la politica è ridotta ad un ruolo notarile e ancillare del mercato stesso, il bombardamento televisivo ha narcotizzato le coscienze, questo ha favorito l’ascesa di Berlusconi, si è perduto l’alfabeto del bene comune, e la sinistra non è esente da gravi responsabilità”. E’ chiaro il riferimento alla mancata soluzione del conflitto d’interessi durante il quinquennio in cui fu il centrosinistra a governare. Ma Vendola accusa la sinistra anche di essere “complice” della morte dell’Università e della scuola pubblica, e tutto questo “prima che Dio facesse apparire la Gelmini” – aggiunge – tra gli applausi divertiti della platea. E quegli applausi diventano fragorosi quando racconta di Berlusconi che invita le ragazze a sposare un milionario per sistemarsi, “Bisogna invece dir loro di unirsi ad altri precari e fare la rivoluzione”. E ricorda la battaglia, vinta, dell’acqua in Puglia, “l’acqua è un bene non commerciabile e, nella mia regione, è di proprietà pubblica e lo resterà, nonostante le spinte berlusconiane alla privatizzazione di questo e di quello”. Attacca nuovamente il ministro Gelmini e la sua “didattica della precarietà, piano organico della destra che ha causato la deriva della scuola e dell’Università”. Afferma con fierezza, e gli applausi sono di nuovo scroscianti: “Il lavoro non è merce, ma un diritto. L’innovazione tecnologica deve sollevare l’uomo dalla fatica del lavoro, non essere asservita alla logica del profitto”. Vendola, a differenza di altri affabulatori, sa creare l’empatia parlando al cuore della gente, come seppe fare Barack Obama quando vinse le elezioni, c’è da chiedersi se, in caso di un suo successo elettorale, saprebbe evitare di fare la sua fine. Essere capopopolo e saper governare sono cose diverse (vedi Prodi, Bossi e Berlusconi).
Salgono sul palco Airaudo (Fiom), Flavia Bianchi (Legambiente) e Mattiello (Libera, Benvenuti in Italia), Erica Mattanella (operatrice sociale). Si parla dello sfruttamento del lavoro, del caso Marchionne, della ricattabilità dei lavoratori, assecondata a Torino – secondo Airaudo – da Cota e Chiamparino.
Dopo la visione di un video nel quale alcuni cittadini parlano dell’energia pulita, del bisogno delle famiglie di essere sostenute per continuare a fare figli e a credere ancora nel futuro, il leader di Sel riprende il microfono. “Bisogna abbattere le barriere sociali, le donne non hanno bisogno di quote rosa, non sono i panda della politica, il machismo si supera con la cultura del rispetto”. Entusiastica ovazione della platea, gremita di donne d’ogni età. Vendola disserta sul fascismo commerciale del mercato dell’estetica, ironizza con eleganza sul mito dell’eterna giovinezza che ossessiona Berlusconi assieme al sogno dell’onnipotenza, che esclude il diritto alla fragilità.
Parla di mafia come fatto culturale e della sua penetrazione nel Nord Italia, anche nelle Asl lombarde. “Al rancore campanilista della Lega noi rispondiamo con la cultura della solidarietà e del cosmopolitismo, bisogna combattere il degrado delle periferie, questa è la soluzione al problema sicurezza. Ci vogliono soluzioni abitative dignitose, senza escludere nessuno”. In sala sono quasi tutti in piedi quando Vendola si avvicina al bordo del palco per illustrare i successi dell’ecologismo politico praticato dalla sua Giunta in Puglia. Il leader di Sel chiude in bellezza, tra lo scrosciare dell’ultimo lungo caldissimo applauso.”Bisogna coinvolgere le popolazioni nelle scelte che le riguardano, creando una cultura critica e costruttiva, con sincerità e passione. La domanda di buona politica e cambiamento non manca, manca l’offerta semmai. Io non voglio, come certa sinistra, perdere bene, io voglio vincere. Sta a tutti noi provarci”. Una ragazza, uscendo, grida:”W Che Guevara, W Obama, W Nichi”. Tre uomini e una sola grande storia, quella che parla della libertà. Speriamo porti bene.
(di Paolo Fallico, da www.nuovasocieta.it)


Ultima modifica di Admin il Gio Nov 11, 2010 7:17 pm, modificato 1 volta
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C' è bisogno di passione e competenze , un'analisi su vendola

Messaggio Da Admin il Gio Nov 11, 2010 7:17 pm

La giornata torinese del leader gentile della sinistra italiana l’ha visto impegnato in due momenti profondamente diversi. Nel primo, all’Unione industriale, invitato da Rena (Rete per l’eccellenza nazionale), si è confrontato con Roberto Cota davanti ad una platea in giacca e cravatta; nel secondo l’ha visto confrontarsi in famiglia con la Fabbrica di Nichi di Torino. In metafora calcistica: l’andata in trasferta, il ritorno in casa. Attraverso la lettura di questa giornata è possibile vedere il profilo in crescendo di un uomo politico appassionato e competente.
Partiamo dall’incontro organizzato dai ragazzi di Rena, un’associazione di giovani che ha celebrato ieri l’apertura della sua 4° assemblea generale. Un seminario a tratti davvero ricco di contenuti sulle prospettive del nostro sistema-paese, pomposamente intitolato “Un nuovo Risorgimento?”. Prima della sfida politica tra i due presidenti di regione più interessanti del quadro politico nazionale, hanno discusso del futuro del nostro paese diverse figure, come Bill Emmott, firma prestigiosa dell’ Economist e autore del libro “Forza, Italia!”, o come Andrea Guerra, ad di Luxottica, un bell’incrocio tra Marchionne e il Dalai Lama, per non citare Chiamparino, Profumo, Elkann, Abravanel, Lo Bello e Mario Calabresi.
E’ utile partire dall’incontro dei giovani di Rena, ma non tanto per pura fedeltà cronologica alla giornata di Vendola: proprio nel contrasto tra questo interessante gruppo di giovani in giacca e cravatta e l’altro gruppo di giovani, quello dell’incontro serale di Vendola, quello della Fabbrica di Nichi, sta una chiave di lettura del profilo del leader pugliese.
Gli interventi dei ragazzi di Rena di apertura del seminario sono stati molto appassionati, ma solo nei toni. Conditi di dosi massicce di convinzione e competenza, le loro frasi mascherano in realtà un agglomerato di freddo equilibrismo. Proprio la loro insistenza a parole e toni – un insistenza quasi esclusivamente formale – sul concetto di passione cozza in maniera evidente con la pretesa neutralità dei valori che loro vorrebbero fondassero l’Italia di domani: apertura, responsabilità, trasparenza, equilibrio. La passione mal si accompagna alla neutralità.
Anche quando entrano nel tema cardine della loro associazione e del seminario e proclamano “abbiamo una strategia per i prossimi anni”, non esplicitano quale e con che presupposti. Quando prende la parola Vendola sono già trascorse due ore di seminario. L’immediata percezione già di fronte alle primissime parole del leader di Sel è che si è di fronte ad una passione diversa. La sua è una passione che non ha timore a nominare le cose, che riempie le parole di contenuti, che appesantisce il linguaggio con uno sforzo di analisi e di proposta che va al di là di dichiarazioni formali. Un linguaggio e un modo di ragionare che stride più con le deboli dichiarazioni di intenti dei ragazzi di Rena che con lo stucchevole “terraterrismo” offerto da Cota. Perché in fondo anche Cota è capace di appesantire il suo discorso. Non ieri, in cui ha tentato maldestramente di non parlare chiaro pur continuando ad appellarsi al suo essere pragmatico, ma ci sono state occasioni in cui ha nominato le cose, per esempio quando ha detto che i soldi che la Regione Piemonte mette per le borse di studio devono andare ai soli piemontesi. I ragazzi di Rena sembrano invece davvero inconsapevoli dell’impossibilità di “inventarsi un mondo ed un futuro” senza esprimere idee forti, posizioni chiare.
In questo senso l’accusa più ingiusta che viene mossa a Nichi Vendola è quella di usare belle parole e discorsi difficili come uno stile barocco inutilmente ridondante. Non si spiegherebbe altrimenti come una platea piuttosto indifferente (applausi discreti e rituali) abbia invece tributato le risposte di Vendola ora di applausi convinti e ora rumorosi borbottii. Chi ha fatto uso di retorica è stato invece Cota. Intervistato dai giornalisti di Rena, ha sempre condito ogni sua risposta di frasi come “voglio essere pragmatico”, “non mi piace fare polemica”, “bisogna parlare nel merito”, “la politica del fare”, salvo poi anche lui cadere nel tranello del linguaggio neutro, del non rispondere o rispondere in modo leggero, glissando le domande più scomode. Paradossale che i commentatori non notino le differenze di peso tra chi articola, per fare un parallelo, la questione “donne in Italia” parlando di irriducibilità della questione di genere alle quote rosa, individuando una contraddizione in chi, maschio, pretende di scegliere quali donne meritano e chi, un secondo dopo, risponde sorridente: “Beh, io ho il record di assessori donne, sono ben 5!”. (Per chi non lo sapesse, la giunta pugliese di Vendola è composta da 7 uomini e 7 donne, immaginate l’imbarazzo nel farglielo sapere?) Come può un osservatore attento quindi riassumere con “Il pragmatico Cota contro l’immaginifico Vendola” (vedi Trabucco su Repubblica di oggi)?
Il profilo della politica di sinistra passa da questa peculiarità, per nulla artefatta, di Vendola, cioè la capacità di appesantire il linguaggio con passione e competenza. Lo si è visto nell’incontro con la Fabbrica di Nichi di Torino. Almeno un migliaio di persone (il 90% sotto i 35 anni) ha cercato di ascoltare Vendola. La sala ne poteva contenere meno della metà e a poco è valsa l’apertura della seconda sala con il maxischermo: in molti non sono potuti entrare, nonostante l’attesa, fuori, al freddo. Ad un certo punto è dovuta intervenire la polizia, che ha chiuso fino a fine incontro, il controviale di corso Trapani.
In questo sta il significato altrimenti sibillino dello slogan cardine della politica di Vendola: c’è bisogno di un nuovo vocabolario. E cos’è il vocabolario se non la quintessenza della pesantezza e della competenza?
(di Nicola Favaro, da www.nuovasocietà.it
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Re: Nichi Vendola incontra La Fabbrica di Torino

Messaggio Da Admin il Sab Dic 11, 2010 7:53 pm




Could Puglia governor Nichi Vendola be 'Italy's Obama'?
By Rosie Goldsmith
BBC News

Nichi Vendola: Poet, philosopher and politician
Continue reading the main story

Next week the Italian Prime Minister Silvio Berlusconi faces a vote of confidence in parliament. If the result triggers an election, could Nichi Vendola be the man to challenge him?

continua qui http://www.bbc.co.uk/news/world-europe-11938665

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...si insegna ai bambini che i draghi si possono sconfiggere"
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Re: Nichi Vendola incontra La Fabbrica di Torino

Messaggio Da Admin il Sab Dic 11, 2010 7:54 pm


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