La Fabbrica di Nichi di Torino
PER POTER SCRIVERE E DISCUTERE SUL FORUM DELLA FABBRICA DEVI REGISTRARTI OPPURE CONNETTERTI SE SEI GIA' REGISTRATO.
Cerca
 
 

Risultati per:
 


Rechercher Ricerca avanzata

Ultimi argomenti
Agosto 2018
LunMarMerGioVenSabDom
  12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
2728293031  

Calendario Calendario

Le fABBRICHE incontrano Gennaro Migliore

Mer Feb 16, 2011 5:48 pm Da Admin

Ora
venerdì 18 febbraio · 15.30 - 18.00
Luogo


Commenti: 0

Tutti i WEEk End L'angolo di Nichi a Barriera di Milano e Mirafiori

Lun Dic 06, 2010 8:49 pm Da Admin

L'angolo di Nichi al mercato di Piazza Foroni …

Commenti: 1

UN'italia di cui fidarsi

Ven Dic 10, 2010 1:16 am Da Admin


martedì 14 dicembre · 17.00 - 20.00


Commenti: 3

Tutti i WEEk End L'angolo di Nichi a Barriera di Milano e Mirafiori

Ven Nov 12, 2010 9:38 pm Da Admin

L'angolo di Nichi al mercato di Piazza Foroni …

Commenti: 3

13/12 Dialogare con gli uomini per vincere contro la violenza di genere“

Dom Dic 05, 2010 10:56 am Da Admin


Lunedì 13, ore 21: la Fabbrica presenta …

Commenti: 0

Google friends
più seguiti
Follow Forum
Parole chiave

Flusso RSS


Yahoo! 
MSN 
AOL 
Netvibes 
Bloglines 



Il mafioso dell'Utri a Torino x i diari di mussolini

Andare in basso

Il mafioso dell'Utri a Torino x i diari di mussolini

Messaggio Da Alice Cittone il Lun Nov 29, 2010 1:31 pm

Riporto da Facebook

Ora
lunedì 29 novembre · 20.00 - 22.30
Luogo Fogola Editore - P.zza Carlo Felice 19 - Torino
Piazza Carlo Felice 19
Torino, Italy

FUORI LA MAFIA DALLO STATO! FUORI DELL'UTRI DAL SENATO!
E come se non bastasse ha la faccia tosta di venire a leggere, proprio a Torino, storicamente ANTIFASCISTA, i "Diari di Mussolini", già dichiarati falsi da più esperti!
Come non fargli sentire il nostro caloroso benvenuto? Appuntamento quindi alle 20:30 in Piazza Carlo Felice 19 a Torino, per accogliere il mafioso, braccio destro di Berlusconi, che usa la politica come scudo, per sua stessa ammissione, per evitare la giustizia:
"“Io sono un politico per legittima difesa. A me della politica non frega niente. Mi difendo con la politica, sono costretto. Mi candidai nel 1996 per proteggermi..”

Un breve ripasso: (da: http://www.reset-italia.net/2010/11/26/dellutri-della-mafia-e-del-pdl/ )

Le risultanze processuali individuano in Dell’Utri “uno specifico canale di collegamento” tra Berlusconi e i boss mafiosi: un mediatore negli accordi tra Stato e mafia, tra diritto e malavita. E’ accusato di aver “consentito all’associazione mafiosa, con piena coscienza e volontà, di perpetuare un’intensa attività estorsiva ai danni del facoltoso imprenditore milanese (Silvio), imponendogli sistematicamente il pagamento di ingenti somme di denaro, in cambio di protezione familiare e personale”.
Nonostante Dell’Utri non veda “come mi possano condannare sul nulla”, e affermi che la sentenza è copiata di sana pianta da quella di primo grado, la condanna definitiva è via via più “prossima” e si avvicina sempre più l’ultima istanza: la Cassazione.
Nato a Palermo l’ 11 settembre 1941 Marcello, partito come segretario di Berlusconi nel ’63, sale pian piano la scala del successo e approda, nel 1982, in Publitalia ’80, l’agenzia pubblicitaria di Silvio, dove si candida subito a dirigente.
Un anno dopo esser stato trovato, durante un bliz della polizia, nella residenza milanese del boss Gaetano Corallo, nel’85 diventa amministratore delegato di Fininvest.
Tutta la sua carriera è quindi profondamente legata a questo “grande imprenditore del nord”, che lo fa crescere e lo porta nel ’93 alla fondazione di Forza Italia, all’interno della quale Marcello continua la sua ascesa.
Un anno dopo esser stato eletto deputato nazionale nella lista di Forza Italia, nel 1997 inizia il processo di primo grado a seguito delle indagini che lo dipingevano mediatore tra i boss di Cosa Nostra e Silvio Berlusconi.
La sentenza è datata 11 dicembre 2004 e condanna l’imputato a 9 anni di reclusione con l’accusa di “concorso esterno in associazione mafiosa”.
Intanto Dell’Utri è diventato parlamentare europeo e, nel 2001, senatore della Repubblica.
Nonostante tutte queste indagini e queste prime sentenze, quindi, Marcello Dell’Utri continua spensierato la sua carriera, salendo sempre più e rafforzando il suo ruolo di “braccio destro di Berlusconi” e, perché no, braccio destro della mafia.
Si può essere “bracci destri” sia dello Stato, sia di Cosa Nostra?
Evidentemente si, perché né lui stesso, né i dirigenti di partito lo hanno mai ammonito od ostacolato.
Salta fuori anche la questione Vittorio Mangano, ufficialmente stalliere di Mr. Silvio nella Villa di Arcore, ma in realtà un personaggio di spicco delle cosche mafiose palermitane.
Dalle indagini emerge che fu proprio Dell’Utri a portare Mangano ad Arcore, per proteggere la famiglia del premier dalle ritorsioni malavitose.
Dagli atti risulta, infatti, che la Mafia chiedeva spesso ingenti somme di denaro al “facoltoso imprenditore milanese” che, pur di non creare scandali o rivolgersi alle istituzioni, preferiva sborsare di tasca propria.
Testimonianza ne è una conversazione telefonica del 17 febbraio 1968, durante la quale il Cavaliere si confida con l’amico Renato Della Valle: “C’ho tanti casini in giro, a destra, a sinistra. Ce n’ho uno abbastanza grosso, per cui devo mandare via i miei figli, che stanno partendo adesso per l’estero, perché mi hanno fatto delle estorsioni […] se, entro una certa data, non faccio una roba, mi consegnano la testa di mio figlio a me ed espongono il corpo in piazza del Duomo […] se fossi sicuro di togliermi questa roba dalle palle, pagherei tranquillo, così almeno non rompono più i ciglioni”.
Quindi pagherebbe pur di toglierseli dai piedi, scenderebbe a patti con la malavita, pur di stare tranquillo.
Dell’Utri non si accontenta facilmente e, dopo esser stato assolto per “non aver commesso il fatto” in un’accusa di calunnia plurima aggravata ai danni di alcuni pentiti di mafia, ricade in un altro processo.
Il 14 aprile 2009, però, anche questo termina con un nulla di fatto: “prosciolto per intervenuta prescrizione del reato”.
Sembra che la giustizia non riesca ad incastrarlo, a render concrete le pesanti accuse che gli si rivolgono.
Nel 2010 inizia a muoversi qualcosa, il 28 maggio si riapre il processo caduto in prescrizione, motivazione: le conclusione della sentenza precedente risultavano contraddittorie in rapporto alle prove a carico dell’imputato; e, il 16 aprile il procuratore generale di Palermo, in merito alla sentenza della Corte d’Appello per il reato di concorso esterno in associazione mafiosa, chiede 11 anni di carcere.
La sentenza arriverà poi a giugno con la diminuzione di due anni di carcere rispetto all’istanza precedente, da 9 si passa a 7.
Marcello, però, prosegue la sua strada, nulla lo potrebbe fermare, è fiducioso nella sentenza che riserverà per lui la Cassazione e si lascia andare al ricordo dei vecchi tempi: “Mangano resta il mio eroe; non so se io, trovandomi al suo posto in carcere, riuscirei a resistere senza fare nomi”.
Mangano chi?!? Lo stalliere di Berlusconi, che di cavalli non ne ha, o l’uomo mafioso?
Sembra che Dell’Utri oltre ad essere sereno nei confronti della magistratura, la metta alla prova, cerchi di aizzarla, di vedere fin dove è capace di arrivare.

Il vero problema, però, non sono i capricci di Marcello Dell’Utri o i “giochini” con il presidente, ma il rapporto tra la morale e la carriera di Dell’Utri. L’incongruenza sta nel grosso conflitto che si crea, quello che in Italia sembra passi in secondo piano.
Perché dietro agli scandali di tutti i giorni, che fanno gossip, ci sono questioni molto più serie, molto più moralmente inaccettabili, che richiederebbero maggior trasparenza e senso di responsabilità.
In ogni paese “normale” un senatore condannato in secondo grado per collusione con la mafia sarebbe già molto lontano dalla sua bella poltrona, dal suo bel posto al sole o, a seconda dei casi del suo “bel posto al sicuro”.
Invece Dell’Utri no, la politica per Dell’Utri è ormai la sua unica ragion d’essere, solo a lei può aggrapparsi per sfuggire alla legge, solo a lei può fare affidamento per durare ancora un po’, per non finire in quel vortice oscuro dal quale è venuto.
Perché se la coscienza rimane muta, prima o poi qualcosa di esterno deve provvedere a ristabilire l’equilibrio, a porre fine all’ipocrisia dei potenti, condannando chi è nel vuoto della menzogna e dell’illegalità e promuovendo un nuovo sistema politico, un nuovo modo di relazionarsi al “Diritto” e, quindi, alla vita.

Alice Cittone
Lurker
Lurker

Messaggi : 7
Data d'iscrizione : 11.11.10

Torna in alto Andare in basso

Torna in alto

- Argomenti simili

 
Permessi di questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum